venerdì 25 novembre 2016

Equi.Libri in Corvetto


Se l'opportunità non bussa, costruisci una porta.
Milton Berle
Conoscete il mio amore per la biblioteca, di come io la frequenti spesso e volentieri, di come ci abbia portato VV sin da piccolissima e continui regolarmente a farlo. E' mia grande convinzione che sia uno spazio pubblico e sociale di grandissima importanza e non dovrebbe mai mancare, in nessuna città, in nessun quartiere, quasi quanto un ospedale, se non sono esagerata nel paragone.
Eppure succede alle volte che le biblioteche chiudano, per i più svariati motivi, e questo per me è una grossa perdita. E' bello scoprire però di realtà che reagiscono a questo venire meno con zelo e rinnovato entusiasmo e che facciano nascere associazioni come Equi.Libri in Corvetto, a Milano.
Ecco che cosa raccontano di sé:
Equi.Libri in Corvetto è un’associazione che nasce il 16 marzo 2016 dall’incontro di persone appassionate di lettura in un quartiere a Sud di Milano, dopo la chiusura dell’unica grande libreria della zona. Questo momento negativo è diventato presto una grande opportunità di incontro e di condivisione della passione per la lettura e per la cultura. “Il Corvetto” è troppo spesso considerato una periferia degradata e sofferente, che sopporta l’immigrazione clandestina, la delinquenza e la mancanza di rispetto delle regole dalla civile convivenza. La nostra associazione vuole essere un esempio concreto dell’esatto contrario. Vogliamo rappresentare le tante persone “di buona volontà” che abitano in questa zona e che oppongono un deciso no a qualsiasi tipo di illegalità ma allo stesso tempo desiderano l‘integrazione e l’interscambio tra diverse culture, consapevoli che ne possa nascere un reciproco arricchimento. In parole semplici, vogliamo riconoscerci come vicini di casa e rendere migliore il posto in cui viviamo e lo vogliamo fare uniti dal fil rouge della passione per la lettura.
Domani, sabato 26 novembre dalle 17:30 alle 19:30 presso il Circolo Arci in Via Oglio 21 a Milano, noi di Bookcoaching Torino saremo loro ospiti, onorate di poter condividere il pomeriggio con persone appassionate come noi, se non di più, di libri e lettura.

Qui, la pagina dell'evento e qui, il sito dell'Associazione.

Milanesi, e non, vi aspettiamo numerosi per festeggiare insieme il potere dei libri e della lettura!

lunedì 21 novembre 2016

C'è posta per te


Il blog domani compie sei anni e io quest'anno sono in vena di festeggiare, soprattutto di dire grazie, perché questa piccola stanza tutta per me continua ad essere un posto accogliente e prezioso che mi regala tanto. In tutti questi anni ho sempre ammesso di scriverlo principalmente per me stessa, non posso non ammettere però che provo il maggior piacere quando incontro i miei lettori nei commenti (e non solo) così e a voi, lettori e commentatori più assidui, che va il mio grazie più grande:


Per dimostrarvi tutta la mia gratitudine e affetto, perché ormai mi sono affezionata, avrei piacere di farvi un regalo: un libro, ovviamente. Non un libro qualunque, ma uno mio, appartenuto a me, scelto per voi e pensando a voi dalla mia libreria, con le mie sottolineature, i miei appunti a margine, il mio ex-libris. Per farlo ho bisogno del vostro indirizzo di casa (mandatemelo via mail), comprenderò ovviamente se qualcuna di voi potrebbe non voler condividere un'informazione privata, in tal caso mi inventerò un regalo virtuale da inviarvi per posta elettronica. Confesso però che spero vivamente di fare al più presto un po' di coda alla posta carica di piego di libri da inviare. E poi ovviamente morirò dalla curiosità di sapere se avrò scelto il libro giusto per voi...
Grazie, grazie e ancora grazie. E buon compleanno a noi!

venerdì 18 novembre 2016

Bookcoaching Torino a BookCity Milano!

Tutti ci vogliono... tutti ci cercano... Bookcoaching di qua... Bookcoaching di lààà! 
Bookcoaching Torino non sta certo fermo a Torino, vi viene a trovare!
Questa volta saremo niente di meno che all'interno della manifestazione BookCity Milano, ospiti sabato 19 novembre dalle 15:30 alle 18:30 di “Swap a Book Party” presso lo Spazio Dogana, in via Dogana.
L'ingrediente di base? I libri e l'amore per la lettura! La ciliegina sulla torta? La voglia di scambiare e condividere, libri, ma non solo: dubbi, esperienze, passioni, parole.

Purtroppo, a causa dei miei problemi di salute, io non potrò esserci, ma troverete Flavia ad accogliervi e a raccontarvi quello che facciamo nei nostri incontri di Bookcoaching; oltre ovviamente agli altri interessantissimi ospiti di Swap a Book. Vi lascio qui il link alla pagina dell'evento, dove troverete tutte le informazioni in merito.
Vi ricordo di tenere d'occhio anche la pagina Facebook di BookcoachingTorino, per essere aggiornati sui nostri incontri, le nostre trasferte (Milano ci vedremo ancora!), foto delle serate, brani e poesie che ci ispirano.

A presto con altre news! Bookcoaching di qua... Bookcoaching di lààà!

lunedì 14 novembre 2016

Quel che resta del giorno


Questa estate, durate il nostro soggiorno a Edimburgo, aveva luogo, oltre ad altri numerosi festival tra cui quello della letteratura, anche il “Fringe Festival”, il più grande festival d'arte al mondo con nel 2016: 50266 performance, 3269 spettacoli, 294 strade coinvolte; esibizioni per tutti i gusti che includevano taetro, commedia, danza, circo, cabaret, musicals, spettacoli per bambini, opera, ecc.


La sua particolarità sono le piccoli esibizioni che le compagnie eseguono lungo le strade per promuovere i loro spettacoli e invitare la gente di passaggio a prendervi parte: solo questo era già uno spettacolo in sé. Non avevamo programmato di prendere parte al festival, rimanendo ad Edimburgo quattro giorni, pensavamo di visitare solo la città; camminando per le sue vie però era più semplice accettare i numerosi volantini che venivano distribuiti (tra l'altro alcuni molto belli, che abbiamo tenuto come ricordo) che dire in continuazione «No, thank you». Fu così che a mio marito ne capitò uno in mano che catturò subito la mia attenzione, soprattutto la frase che riportava sul retro: have you ever wondered what characters do when the writer's not looking? (Vi siete mai chiesti che cosa fanno i personaggi quando lo scrittore non sta guardando?). Dopo diversi tentennamenti da parte mia e molta insistenza da parte di mio marito, ho deciso di abbandonare il gruppo e recarmi a vedere questa rappresentazione teatrale e ora sono davvero felice di averlo fatto perché è stato uno spettacolo molto bello, divertente a tratti, commovente e ricco di riflessioni.


La scena si apriva in una stanza, con due personaggi di un non ben identificato libri, uno seduto e uno in piedi, in preda ai crampi perché lo scrittore è da molto tempo che non scrive: ha il blocco dello scrittore! Man mano che lo spettacolo proseguiva, eravamo spettatori dei numerosi tentavi dello scrittore per superare questo suo stallo creativo: far comparire un mazzo di fiori in scena, provare ad introdurre una voce narrante (rappresentata da un attore), far improvvisamente diventare uno dei due personaggi un omosessuale e infine il colpo di scena, introdurre una porta. Avranno il coraggio di attraversarla? Esilarante per le reazioni che avevano di volta in volta i due personaggi, lo spettacolo è diventato molto commovente quando quest'ultimi hanno incominciato ad interrogarsi sul loro ruolo e le loro vite, intuendo di essere in tutto e per tutto nelle mani del loro scrittore. Quale destino li attenderà?


Quando ho ripreso in mano “Quel che resta del giorno” di Kazuo Ishiguro per prepararmi al primo incontro di Bookcoaching, ha preso forma davanti agli occhi un'altra medesima stanza/prigione: Darlington House, la residenza dove Mr Stevens, protagonista del libro, ha sempre vissuto e lavorato come maggiordomo. Mi sono immaginata Kazuo Ishiguro nell'atto di far comparire una porta e Mr Stevens nell'atto di varcarla, per compiere il suo primo viaggio lontano da quello che era a tutti gli effetti l'unico luogo che aveva mai conosciuto, l'unica vita che avesse mai vissuto. Quale destino lo attenderà?
Non aggiungo altro, vi lascio con una poesia, che questo libro mi ha portato alla mente.
Una Prigione poco per volta diventa un amico -
E un legame di Parentela prende corpo
Tra il suo Volto Severo e il Nostro -
E nei suoi Occhi – due fessure sottili -

Dove con gratitudine cerchiamo
Quel Raggio che ci è destinato
Che ci spetta – affamati – porzione statuita -
E agognata – come quella del cibo -

Impariamo a conoscere le Assi -
Che rispondono al passo -
Sulle prime – un suono di grande tristezza -
Poi – ora – di certo non dolce, quanto

Quello degli spruzzi negli Stagni -
Quando la Memoria era un Ragazzino
Piuttosto che un Recinto Composto -
Una gioia Geometrica -

E il Giiro della Chiave
Che interrompe la Giornata
E la Sfrontatezza della Libertà -
Non così reale per noi – nonostante lo Sforzo -

E il Fantasma di Acciaio
I cui lineamenti – di Giorno e di Notte -
Ci sono familiari – come i Nostri -
E – come i nostri – senza via di scampo – davvero -

Il Cerchio sottile – il Limite -
Poi la passività che poco alla volta
Prende il posto della Speranza – una Quiete
Troppo erta per guardare verso l'alto -

La Libertà che abbiamo conosciuto
Evitata – come un Sogno -
Troppo lungo per qualsiasi Notte se non per il Cielo -
Ammesso che quello – davvero – sia la salvezza -

Emily Dickinson

lunedì 7 novembre 2016

Il sollievo di essere piccoli


Nei giorni di clausura mi aggrappavo ai ricordi, in particolare guardavo e riguardavo le foto sul cellulare delle nostra ultima gita, organizzata per festeggiare il nostro settimo anniversario di matrimonio.
Mio marito ed io siamo amanti della buona cucina e, in occasioni speciali, amiamo regalarci un pranzo o una cena in ristoranti importanti, quelli che oltre a garantirti un'ottima cucina, sono in grado di offrirti un'esperienza, con piatti ricercati e magari una cucina sperimentale. In quest'ultima occasione abbiamo provato, con grossa soddisfazione del palato ma non solo, “Il cascinale nuovo”, ad Isola D'Asti. Viziati e coccolati, una bimba fortunata ha anche avuto il privilegio di visitare la cucina, regno del chef Walter Ferretto, e si è pure guadagnata il capello da aiuto-cuoco.


La giornata era stupenda, un cielo azzurro infinito, con nuvole veloci che lo percorrevano, perfetta per fare le scorte in vista del lungo inverno, oziare sui prati e visitare le vigne in tempo di vendemmia, quando le foglie incominciano ad assumere i colori infuocati dell'autunno.


Se non siete mai stati nelle Langhe, nel Monferrato o nell'Astigiano, l'autunno è la stagione perfetta per visitare questa parte del Piemonte: colline e vigne a perdita d'occhio, paesaggi romantici, ristoranti dove gustare le prelibatezze della mia regione e bere i vini del territorio. Non perdete l'occasione di una corsa tra le vigne e l'ebrezza di fare la vendemmia! Molte case vinicole offrono percorsi di degustazione, dove potete anche visitare gli stabilimenti, imparare tutto su come si fa il vino e le differenze tra le varie tipologie.


Ora avete anche la possibilità di incontrare l'arte, grazie alle Big Bench, le installazioni di panchine giganti dell'artista Chris Bangle.
La prima Grande Panchina con questo particolare disegno è stata realizzata nel 2010 da Chris Bangle sul terreno della Borgata a Clavesana, sua residenza e studio, come installazione affacciata sul paesaggio e accessibile ai visitatori. L’idea delle panchine fuori scala non è inedita, ma lo è il contesto. Il cambio di prospettiva dato dalle dimensioni della panchina fa sentire chi vi siede come un bambino, capace di meravigliarsi della bellezza del paesaggio con uno sguardo nuovo. La panchina è divenuta in poco più di un anno un’attrazione per i visitatori della zona. Chris Bangle: «È una grande lezione nell’utilizzo dell’innovazione contestuale. Siamo così ossessionati dallo scoprire cose sempre nuove che spesso ci neghiamo l’interessante esperienza di sperimentare cose ben conosciute ma in un contesto diverso».
Nel corso degli ultimi quattro anni, altre sette panchine ufficiali sono state costruite in zone vicine, senza fondi pubblici, solo grazie a sponsor privati. Chris Bangle ha fornito gratuitamente disegni e indicazioni ai costruttori delle panchine, chiedendo come unica condizione che fossero poste in un punto panoramico, su un terreno accessibile al pubblico e che rispettassero lo spirito social con cui era nata la prima: non un’installazione privata, ma parte di un’esperienza collettiva che tutti possono condividere e sperimentare venendo in queste zone.”

Ripensare a quella giornata e, in particolare a quella panchina, su cui ci siamo arrampicati (VV una infinità di volte), mi ha fatto riflettere dopo i giorni difficili di clausura sul sollievo che si prova nell'essere piccoli, quando nessuno ha aspettative su di te, ma soprattutto non ce l'hai tu stesso. Quando ogni nuova giornata che inizia è un foglio bianco, senza impegni, incombenze, senza il pensiero ossessivo di dover concludere qualcosa. Mi disperavo nel mio letto da malata perché la vita andava avanti e io ero immobile, bloccata, come se stessi perdendo e sprecando il mio tempo, perché non facevo niente.
Poco dopo si è ammalata anche VV e mi ha dato una grande lezione di vita: nessuna disperazione, nessuna preoccupazione di perdere tempo; quando stava male si leccava le ferite, appena stava un poco meglio si metteva a giocare. E a me che la incoraggiavo a prendere le medicine, a sforzarsi di mangiare, a guarire presto così tornava a scuola, dai suo compagni, lei serafica mi rispondeva: «Ma mamma, io sto bene qui, a casa con te».
Una bambina di tre anni che mi insegna come davvero si gode del presente e che quando si riesce a farlo non c'è nessun potrei, dovrei, vorrei che riesca ad oscurarlo. Avrò imparato la lezione? Me la ricorderò durante il prossimo round, che mi vedrà di nuovo bloccata?

venerdì 28 ottobre 2016

In trincea


Ma come facevano? Me li immagino immobili, con ore interminabili che si srotolano davanti a loro, con qualsiasi tipo di condizione atmosferica: sole, pioggia, caldo, freddo, neve... Con niente da fare se non aspettare, con nulla a cui aggrappare gli occhi in cerca di un segno se non un muro di terra. Sepolti vivi. Ma come facevano durante la guerra di trincea? Quando l'unica cosa che potevi fare era appunto aspettare, secondi, minuti, ore, giorni: tutti irrimediabilmente uguali identici a se stessi. Il tempo scandito dai pasti, i pochi ordini ricevuti, i giorni di festa quando arrivava la posta. Che cosa vuol dire aspettare? Non sapendo neanche bene che cosa. Di andare in guerra. Qualcuno l'aveva già incontrata, altri no, scaricati direttamente in trincea e lì rimasti. Contro quale nemico, se non l'hai mai visto in faccia?
E' una guerra difficile quella dell'attesa, ti logora dentro, sgretola la tua volontà, il tuo essere, non riesci più a immaginare un futuro, perché non esiste un presente, quando non c'è orizzonte o non riesci più a immaginarlo.
A che cosa ti aggrappi per non impazzire? Che cosa stringi a te come un salvagente per non annegare? Che cosa non ti fa gettare la spugna?
Vorrei poter dire di aver trovato la risposta, ma la verità è che l'unica soluzione che ho sperimentato finora è quella del morto: sono a galla. Ho abbandonato gli ormeggi, mi lascio trascinare dalla corrente, in balia delle onde, non oppongo resistenza. Ogni tanto affondo, cullata dal canto delle sirene: dormire, dimenticare, svanire... Ma i miei polmoni reclamano, trafitti da lame, riemergo senza fiato, abbagliata dalla luce: sono viva. Ora è tutto quello che so fare.
Vorrei dare prova di essere coraggiosa, intraprendente, una guerriera, una lottatrice, piena di slanci e iniziative. Non sono nessuna di queste cose. Sto sopravvivendo, nella mia guerra di trincea. Non voglio nessuna medaglia al valore. Non l'ho mai voluta. Voglio solo tornare a casa.

Vi siete mai ritrovati a combattere una vostra personale guerra di trincea? Cosa avete escogitato per sopravvivere? I vostri consigli sarebbero davvero preziosi per me.

lunedì 17 ottobre 2016

Questione di feelings


In principio furono stupore, sgomento, tristezza e paura. Poi arrivarono l'autocommiserazione e la solitudine. «Io sto male e il mondo non si ferma?», «Nessuno può comprendere il mio dolore. Nessuno soffre come me». E poi si aggiunsero la rabbia e l'invidia. «Perché questo a me? Perché ancora a me? Perché la vita si accanisce con me?», «Perché agli altri va tutto bene? Perché gli altri ottengono tutto ciò che vogliono senza alcuno sforzo? Perché loro vedono esauditi i loro desideri e a me si chiudono solo porte in faccia?». Condito il tutto da senso di colpa e vergogna, per aver provato e provare sentimenti simili.


Sentimenti di cui non so che farmene, che mi fanno sentire miserabile e cattiva, una brutta persona. Sentimenti che sono faticosi da allontanare, che non mi vogliono abbandonare, che rendono le mie giornate ancora più lunghe e difficili. Sentimenti che si è soliti nascondere, ma che mi abitano, che mi posseggono, che temo mi si leggano in faccia.
Ma io le provo tutte queste emozioni, le vivo, alle volte le nutro, le sento mentre mi dilaniano, mi graffiano e mi fanno sanguinare e nelle lunghe ore di tempo che ho a mia disposizione per pensare, condannarmi e torturarmi, non ho trovato altra soluzione che confessare.


Confesso di provare e avere brutti sentimenti, ma non sono una brutta persona, solo vivo le innumerevoli sfumature della vita; di alcune farei volentieri a meno, ma mi si dice (il film “Inside Out” insegna) che se voglio avere una vita arcobaleno e non monocolore, devo accettarle tutte.
E allora cerco di accoglierli, li tengo con me, non li nascondo e non li scaccio più, in attesa di capirne cosa farne, di riceverne un insegnamento, in attesa dell'arcobaleno. Le mie energie le rivolgo a me, a volermi bene, ad accettarmi con le mie debolezze, a cercare di perdonarmi e assolvermi. A non nascondermi più.
God breaks the heart again and again and again until it stay opens.

Hazrat Inayat Khan
E questo è il mio cuore, adesso. Spezzato.