lunedì 26 giugno 2017

Turineisa Kids - La tata maschio


Vittoria, mia figlia, è una bambina sensibile: un urlo, una musica cupa, gesti e modi concitati la spaventano. L'errore che commettono alcuni è quello di pensare che sia una bambina paurosa, debole e poco coraggiosa. Al colloquio di fine anno le maestre stesse hanno constatato che un po' alla volta è uscito il suo vero carattere, che non è affatto quello di una bambina docile. Io le avevo avvisate che è, semplicemente, un diesel.
VV in realtà è una bambina molto coraggiosa, che ama le sfide e anela a mettersi alla prova; quando qualcosa le fa paura, se la prima reazione è la fuga, poi ritorna sul luogo del delitto fino a quando quella paura non riesce ad affrontarla e superarla. Ricordo quando mi chiese di tornare in biblioteca a vedere questo libro che avevo preso in prestito io per lei e che l'aveva terrorizzata al punto da farla piangere disperata. Sento ancora il battito del suo cuore che accelera mentre mi chiede di sfogliarlo con lei in braccio, senza leggerlo, i suoi occhi che osservano con timore e il suo “Ora puoi metterlo via” alla fine. Lo stesso se non riesce a fare qualcosa, insiste e si dispera fino a quando non ci riesce. Amo questo suo essere così caparbia, dovrei imparare da lei.
In quanto sua madre, ho dovuto imparare a frenare il mio istinto a proteggerla, quello che mi limito a fare è rispettare i suoi tempi. Osservarla, mentre si affaccia sul mondo, fingere di non avere paura anche quando ne ho. Se inizialmente avevo qualche timore in più a leggerle una storia con temi tabù (il lupo che mangia, il cacciatore che uccide, la matrigna cattiva...), sono sempre più dell'idea che non è nascondendole la violenza che la aiuto: se voglio proteggerla e darle gli strumenti per vivere, prima impara che il mondo è anche pericoloso e brutto e meglio è. Farlo attraverso i libri, oltre che con l'esperienza, mi sembra il modo migliore.
Tutta questa premessa per raccontarvi di un autore di libri per bambini (Turineisa, of course) a cui, senza neanche conoscerlo bene, affiderei ad occhi chiusi mia figlia. Quelle persone che ti ispirano a pelle...
Lorenzo Naia, meglio conosciuto come “La Tata Maschio” è un educatore, parent coach, coordinatore di un centro educativo per bambini e ragazzi dai 2 ai 16 anni, laureato in psicologia della comunicazione, specializzato in psicologia dell’educazione e del disegno infantile. Insieme alla illustratrice e scenografa Roberta Rossetti (aka “iltrexapois”) è già alla pubblicazione del suo quarto volume. Non saprei scegliere di quale parlarvi in particolare perché sono tutti bellissimi e tutti dimostrano una cura, una conoscenza e un rispetto per i bambini, il loro mondo e i loro sentimenti particolare e lodevole. Affetto e dolcezza le prima parole che mi vengono in mente, l'abbraccio tra un bambino e un adulto mentre leggono insieme l'immagine che si presenta se penso ai suoi libri.


Fortuna vuole che ora tutti i suoi libri siano in offerta sul sito della casa editrice Verbavolant, se volete invece una dedica personalizzata non avete che da scrivere direttamente all'autore (parliamone[at]latatamaschio.it). Lorenzo Naia, inoltre, organizza periodicamente a Torino dei Safari Urbani, per grandi e piccini: un modo differente per conoscere una città, imparare a guardarsi intorno e scorgere dettagli. Vi consiglio di seguire la sua pagina Facebook per tenervi informati sui prossimi appuntamenti. Io non vedo l'ora che VV abbia l'età adatta per andare all'avventura con lei!

lunedì 19 giugno 2017

Non farcela


L'altro pomeriggio ero ai giardinetti, seduta su una panchina all'ombra a guardare boccheggiante VV che correva instancabilmente da una parte all'altra (poi però l'ho dovuta strizzare...) e mi lamentavo del caldo con una nonna. Ecco, le nonne sono più arzille di me. Le ultime energie io le ho spese per piangere alla recita di fine anno di VV. Ho versato lacrime anche alla consegna dei diplomini per i bambini dell'ultimo anno. Ho pianto per i figli degli altri. Non mi sono risparmiata.
Il mantra di questi miei giorni è “Non je a faccio chiù”. Che poi non è solo il caldo, è proprio una questione mentale, cioè la mia testa mi sta gridando a gran voce di smetterla, di chiudere baracca e burattini e andarcene tutti in vacanza a fare niente. No, neanche in vacanza, che viaggiare implica comunque fare qualcosa, proprio fare niente se non le cose basilari per la sopravvivenza: mangiare e dormire. Una doccia ogni tanto, dai... Ho proprio bisogno del nulla più totale. Ma siamo sicuri che il letargo sia prerogativa solo dell'inverno? Io ormai delle stagioni non mi fido più.
Comunque, questa premessa per ricordare a me stessa di mettere il ventaglio in borsetta, continuo a dimenticarmene (ve l'ho detto, le nonne sono più giovani di me) e per anticipare a voi che sono in arrivo i consigli per l'estate. Mentre io riposo qualcuno dovrà pur darsi da fare.
Consigli di lettura, trucchi di viaggio, guide, cosa mettere in valigia e come, i miei buoni propositi per il rientro (ci sono ricascata). C'è qualcosa in particolare che vi incuriosisce, suggerimenti che vi farebbe piacere e comodo ricevere? Curiosi di sapere le mie mete? Poi il blog chiuderà e se ne andrà in vacanza. Io, tra le altre cose, dovrò anche riprendermi dallo shock che il primo anno di scuola di VV sia già terminato.

lunedì 12 giugno 2017

Tre insegnamenti da un cantiere


Tre cose che ho imparato vivendo in mezzo a un cantiere: quello di casa mia.

Il disordine fa male alla concentrazione

Per forza di cose abbiamo vissuto (e stiamo vivendo ancora, ahimè, ma ve ne scriverò più avanti nel testo) in mezzo al disordine e allo sporco. Per permettere ai muratori di lavorare abbiamo dovuto svuotare parzialmente alcune stanza, spostare dei mobili, ammucchiare cose, ricoprire con teli altre; al di là del disagio che questo può comportare, ho scoperto a mie spese che aveva un forte impatto sulla mia concentrazione e sulla mia capacità di lavorare da casa. Impiegavo molto più tempo a fare le stesse cose, le interruzioni erano maggiori, la voglia di lavorare alle volte latitava: una volta intrapresa una china è facile lasciarsi andare e precipitare sempre più giù. Il disordine ci mette molto poco a prendere il sopravvento e poi hai voglia a mettere in ordine, quando non sai da che parte iniziare e capisci che ti ci vorrà molto tempo per farlo. Anche ora, a lavori praticamente terminati, l'ordine è una delle cose che ho più difficoltà a mantenere: torni la sera tardi a casa, ti spogli e ammonticchi i vestiti sulla sedia, il mattino esci subito di casa, la sera altri vestiti ammonticchiati. Oppure la pila delle riviste che vorresti finire di leggere, i giochi di VV non messi via perché era già ora di andare a nanna, le cose non riposte perché vanno in alto e adesso sei davvero tanto stanco e non hai nessuna voglia di andare a prendere la scala. Potrei andare avanti all'infinito...

Una volta iniziato non smettere fino a quando non hai finito

Ho letto un articolo che dava alcuni suggerimenti in caso di trasloco e uno in particolare ho scoperto essere utilizzabile anche nella mia situazione. L'autrice affermava che una volta iniziato a svuotare gli scatoloni non bisogna fermarsi fino a quando non si è finito di vuotarli e riporre tutto; se lasci alcune cosa da fare in un secondo momento alte sono le probabilità che finirai per non trovare mai il tempo di farle. Ebbene, se ho scritto che viviamo ancora un po' in mezzo al disordine è perché innumerevoli sono le cose che non abbiamo ancora finito di fare: specchi del bagno da appendere, cavi della luce che aspettano una lampada, stanze ancora senza porta, ad esempio. Il tempo per andare nei negozi a comprarle sembra introvabile. A questo punto, temo questa estate sacrificheremo alcuni giorni di ferie per riuscire a mettere la parola fine a questi benedetti lavori.

Troppa roba

Se pensavo di aver fatto abbastanza decluttering mi sono dovuta ricredere: la casa è ancora troppo piena di oggetti inutili o quasi. La prova: non ho sentito la mancanza o non ho avuto bisogno di molte delle cose contenute nei mobili che erano stati ricoperti dai teli. Anche in questo caso sarebbe bello poter fare pulizia tutto in una volta, come la saggia Marie Kondo suggerisce di fare, ma se non erro le giornate si ostinano ad essere sempre di 24 ore. Nell'attesa di completare definitivamente anche questo passaggio, dovrò cercare di resistere ai saldi, che si stanno pericolosamente avvicinando, quando è un attimo dire: “Ma sì, dai, per 10 euro...”

I libri della mia libreria invece, nascosti per settimane dai teli, mi sono mancati tantissimo.

lunedì 5 giugno 2017

La vita, ultimamente 23


La primavera si è fatta attendere, poi ha deciso di non venire e di cedere il passo all'estate: non ci sono più le mezze stagioni non è un modo di dire, è una certezza. Forse dovremmo proprio rivedere il termine stagione... Guardiamo il lato positivo, l'armadio si può limitare a contenerne due: l'inverno e l'estate, per tutto il resto è un barcamenarsi tra un aggiungi uno strato, togli uno strato.
Sorvoliamo sulla pioggia, noi l'abbiamo combattuta brandendo alta la tessera musei fino a quando qualcuno alla domanda “Cosa ti piacerebbe fare questo weekend, VV?” ha risposto: “Niente mostre e niente castelli”. Grazie al cielo è coinciso con il ritorno del sole e così abbiamo inaugurato una delle cose che più ci piace fare con la bella stagione: pranzare all'aperto, unito a un giro al mercato dell'antiquariato del Balon per la mamma mentre qualcuno si godeva i giardinetti scortata dal santo papà.

(L'immancabile quaderno da colorare per le attese e i tempi morti durante i pasti fuori)
 
Maggio non poteva che essere il mese del Salone del Libro, la rivincita mi verrebbe da aggiungere. Quei giorni per me sono stati un turbinio di emozioni. Ho ospitato per la prima volta una persona che non era un parente, con tutti i timori annessi e connessi: è abbastanza in ordine, pulito, sarà a suo agio, ci troveremo bene, le piacerà la casa, noi, il cibo, le lenzuola, gli asciugamani, chissà il buco dell'azoto... Insomma, quante paranoie in anticipo che uno si fa. Ed ero consapevole che me le sarei fatte e consapevolmente ho voluto impormi questa sfida: ospitare qualcuno che non hai mai visto prima di persona è come viaggiare, è come far entrare a casa tua un pezzetto di mondo ed è un'esperienza che vale la pena di tutte quelle paranoie, è un'esperienza che voglio regalare a me e alla mia famiglia. Quindi tenete drizzate le orecchie, perché voglio sicuramente ripeterla e qualcuno tra voi potrebbe avere la fortuna di vedermi in pigiama e so che morite dalla voglia di farlo...

(I miei acquisti al Salone del Libro. Manca il turineisa "Un'imprecisa cosa felice" di Silvia Greco)

Come non nominare l'emozione della prima volta di una presentazione di un libro in ambito del Salone Off? Tante pacche sulle spalle a me e alla mia collega Flavia Ingrosso, oltre a un grazie speciale a Davide della Libreria Pantaleon che ci ha ospitato e a Simona Binni, l'autrice, incantatrice di grandi e piccini con i suoi disegni.


Chi l'avrebbe detto che avrei concluso questo mese con un bagno nel mare e riabbracciando una cara amica di infanzia, la più longeva che ho: ben 28 anni di amicizia e un filo che non si è mai spezzato, nonostante la lontananza (lei è inglese e vive a Londra), in comune tante cose, oltre al nome, e la magia ad ogni incontro di sentirci come se ci fossimo salutate solo il giorno prima.


Il mio profumo dell'estate.

Adesso è il turno di giugno, mese che da quattro (!) anni a questa parte, è tutto SUO.

lunedì 29 maggio 2017

Quelli che il Salone


C'è una scena nel film “Will Hunting – Genio ribelle” in cui Matt Demon confida a Robin Williams di aver conosciuto una ragazza ma di non voler continuare a frequentarla, per paura di scoprire che non è così perfetta come sembra. In risposta Robin Williams gli racconta alcune cose che gli mancano di sua moglie, morta da due anni: soffriva di flautolenza, ad esempio.
Sono queste le cose che più mi mancano. Le piccole debolezze che conoscevo soltanto io. Questo la rendeva mia moglie. Anche lei ne sapeva delle belle sul mio conto, conosceva tutti i miei peccatucci. Queste cose la gente le chiama imperfezioni, ma non lo sono. Sono la parte essenziale. Poi dobbiamo scegliere chi fare entrare nel nostro piccolo strano mondo. Tu non sei perfetto, campione. E ti tolgo dall'incertezza. La ragazza che hai conosciuto, non è perfetta neanche lei. Ma la domanda è se siete o no perfetti l'uno per l'altra. È questo che conta. È questo che significa intimità. Puoi sapere tutte le cose del mondo, ma il solo modo di scoprire questa qui è darle una possibilità.
Quando è successo quello che sappiamo essere successo al Salone del Libro di Torino la scorsa estate è così che l'ho vissuto: come un piccolo lutto. Non mi capacitavo che sarebbe potuto non esserci più, che VV sarebbe cresciuta senza poterci andare ogni anno così come aveva sempre fatto da che era nata.
Di questo ho avuto conferma quest'anno, durante i giorni del Salone: che siamo intimi, che un po' mi appartiene, lo sento mio, è casa mia e lo amo, pur con tutte le sue imperfezioni.
«Quelli che il Salone». Che si ritrovano ogni anno, che si riconoscono anche se non si sono mai visti, che amano i loro riti, le code interminabili davanti agli ingressi e alle sale dei convegni, le torme di bambini in cui si rischia continuamente di inciampare, la pizza consumata nei corridoi, seduti per terra, il caldo, la ressa, il frastuono, gli andirivieni estenuanti, tutto ciò che rimarrà scolpito nel ricordo come un’impresa, una conquista che all’aspetto culturale aggiunge l’ineffabile piacere della prova eroica di resistenza a cui sottomettersi una volta l’anno. Il Salone di Torino è caotico, scomodo, imperfetto, vitale. Anche per questo piace.
Possono fare tutte le fiere del mondo: più belle, meglio organizzate, con i big, l'aria condizionata, divani su cui sedersi e niente coda di fronte ai bagni. Ma non saranno mai il Salone Internazionale del Libro di Torino.
Una comunità di lettori non si improvvisa di punto in bianco. Ed è questo che i Grandi scissionisti non hanno capito, o hanno capito troppo tardi, finendo con l’andare a sbattere contro la sperimentata e (da quest’anno) «lagioiosa» macchina da guerra del Salone. Il dio acceca chi vuole perdere, dicevano gli antichi. Perché poi abbia sentito il bisogno di perderli, è una domanda che gli interessati dovrebbero porre a se stessi.
E' questo che ho percepito in questi giorni passati nel Lingotto, di fare parte di una comunità e ho tenuto fede al mio buon proposito di andare oltre il confine del mio guscio: non sempre ci sono riuscita, perché è difficile abbandonare se stessi, ma più di una volta una me impacciata e imbarazzata ha apostrofato perfetti sconosciuti. Pochi, alla fine, gli incontri che mi ero segnata e a cui ho preso parte, tanti invece quelli umani, così come tanti sono i libri che ho comprato. L'avevo annunciato che il mio tifo sarebbe stato sfegatato!


Where everyone at all can come, for imagination is free.

Jeffer Winston

(I brani in corsivo, a parte il dialogo del film, sono tratti da questo articolo de La stampa)

lunedì 22 maggio 2017

Le colpe dei padri


Non mi sembra di esagerare se dico che non c'è torinese che non abbia almeno un padre, una madre, uno zio, una sorella, un cugino, un nonno, un parente insomma, che lavori o abbia lavorato nella Fiat o nell'indotto. Non sarebbe esistita la Fiat senza Torino e non esisterebbe Torino, com'è adesso, senza la Fiat; una One Company Town, una città che è stata plasmata da un'azienda, che ha visto quest'ultima determinare economia, composizione sociale, cultura urbanistica. Una città tenuta in pugno, ostaggio, di un'azienda, che poteva determinare le sorti di chi vi lavorava e vi abitava.
Se per la rubrica Turineisa ho scelto di leggere “Le colpe dei padri” di Alessandro Perissinotto, secondo classificato al Premio Strega nel 2013, e non il suo ultimo libro da poco pubblicato (questo, se vi interessa) è stato proprio per avere un racconto di tutto questo: di Torino e la Fiat, di qualcosa che in qualche modo mi appartiene, perché è qui che sono nata e cresciuta e tutte queste cose fanno parte della mio passato e del mio presente.
Questo libro narra la storia di Guido Marchisio, figlio della Torino bene, uomo arrivato, con una carriera in ascesa come dirigente di una multinazionale. Lo smantellamento che intraprenderà di quest'ultima, per conto dei vertici, farà da contraltare allo sgretolamento della sua vita personale, delle certezze su cui aveva sempre fatto affidamento. Chi è davvero Guido Marchisio? A fare da sfondo Torino e la sua industria, gli operai da una parte e i padroni dell'altra, che si fronteggiano e si scontrano, gli anni di piombo poi, le Brigate Rosse, la paura e la violenza.

...noi ci tenevamo all'azienda più di quanto ci tenessero i padroni; nessuno di quelli della mia età, ma anche di quelli più giovani, riuscirebbe a immaginare Mirafiori senza la Fiat Mirafiori... Tenevamo alla fabbrica, alle fabbriche, come alla nostra casa. Lo so che è difficile da credere, ma, appena finita la guerra, sono stati gli operai, di loro spontanea volontà, ad andare a togliere le mine che i tedeschi avevano messo negli stabilimenti.. io, nel '45 avevo ventitré anni e, malgrado avessi fatto il partigiano, quando si è trattato di sminare la Grandi Motori mi tremavano le mani, però l'ho fatto. L'ho fatto per Torino...

lunedì 15 maggio 2017

Bookcoaching Torino al Salone Off!


Un anno fa, proprio durante il Salone del Libro di Torino, incrociai tra uno stand e l'altro Flavia, la mia collega di Bookcoaching, e lei mi mostrò una graphic novel che aveva appena acquistato: l'aveva molto incuriosita e mi disse che forse avremmo potuto usarla durante uno dei nostri incontri. Così fu e non solo: durante l'incontro intervistammo tramite Skype l'autrice, che vive a Roma.
Mai avrei immaginato che a distanza di un anno, sempre in occasione del Salone del Libro di Torino, per la sezione Off, Flavia ed io avremmo organizzato un incontro proprio su una graphic novel, proprio con quell'autrice in persona.
E' con grande emozione quindi che vi invito sabato 20 maggio alle ore 19 presso la Libreria Pantaleon, Via Giuseppe Grassi 14 a Torino, con noi Simona Binni e la sua nuova graphic novel “Silverwood Lake” edita da Tunué. Non mancate!


Ma in fondo ogni vuoto non è che la memoria di un pieno...

Simona Binni