mercoledì 11 febbraio 2015

Il tumulto del cuore

Capita a volte, quando meno te lo aspetti, la poesia.
Questa volta in macchina, mentre mi dirigevo, di corsa come sempre, all'asilo di VV. Ricordo di essermi seduta al volante, già in ritardo, e di aver tirato un sospiro; una volta odiavo guidare e se potevo ne facevo a meno, ora non ho scelta ma, in occasioni come questa, sono minuti preziosi per riprendere fiato, per rilassarsi un po' prima di rimettersi in pista.
Capita, così, di accendere la radio e ricevere in dono, inaspettatamente, un brano di una poesia e che questa ti accompagni, come sottofondo, per il resto della giornata, donandole il sapore delle parole.
In ogni cosa ho voglia di arrivare
sino alla sostanza.
Nel lavoro, cercando la mia strada,
nel tumulto del cuore.
Sino all’essenza dei giorni passati,
sino alla loro ragione,
sino ai motivi, sino alle radici,
sino al midollo.
Eternamente aggrappandomi al filo
dei destini, degli avvenimenti,
sentire, amare, vivere, pensare,
effettuare scoperte.
Oh, se mi fosse dato, se potessi
almeno in parte,
mi piacerebbe scrivere otto versi
sulle proprietà della passione.
Sulle trasgressioni, sui peccati,
sulle fughe, sugli inseguimenti,
sulle inavvertenze frettolose,
sui gomiti, sui palmi.
Dedurrei la sua legge,
il suo cominciamento,
dei suoi nomi verrei ripetendo
le lettere iniziali.
I miei versi sarebbero un giardino.
Con tutto il brivido delle nervature
vi fiorirebbero i tigli a spalliera,
in fila indiana, l’uno dietro l’altro.
Introdurrei nei versi la fragranza
delle rose, un alito di menta,
ed il fieno tagliato, i prati, i biodi,
gli schianti della tempesta.
Così Chopin immise in altri tempi
un vivente prodigio
di ville, di avelli, di parchi, di selve
nei propri studi.
Giuoco e martirio
del trionfo raggiunto,
corda incoccata
di un arco teso.
Boris Pasternak

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