lunedì 6 novembre 2017

La vita, ultimamente 28


Al momento in cui scrivo i boschi della Val di Susa sono in fiamme, ci sono ancora temperature da primavera inoltrata (e le zanzare), non piove da mesi e l'inquinamento ha raggiunto livelli allarmanti. Non va bene.
Ho trascorso i fine settimana chiusa in casa o chiusa da Ikea alle prese con gli ultimi lavori di ristrutturazione, lo smantellamento di un paio di stanze, i colori delle pareti che una volta stesi hanno punte di colore che non avevi preso in considerazione e la sistemazione del casino che tutte queste cose comportano. Va bene, ma non benissimo.
Le mie ore d'aria (inquinata) sono quelle che trascorro ai giardinetti insieme a VV o, meglio, insieme alle mamme o nonne degli altri bambini chiacchierando di quest'ultimi mentre sempre quest'ultimi giocano, litigano, si menano, piangono, tentano di rompersi l'osso del collo, corrono un paio di maratone, si scambiano le merende, insomma si fanno le ossa alla vita. Va benissimo. (Sia messo agli atti, molto spesso mi trovo meglio a chiacchierare con le nonne. Mi devo preoccupare?)
La vita ultimamente potrebbe sembrare priva di vette, fuochi d'artificio, stelle filanti, coriandoli e bolle di sapone. E invece no. Ottobre è iniziato con il corso “Di lavoro, leggo” organizzato da NN Editore e che mi sono fatta regalare per il mio compleanno. Non potevo scegliere regalo migliore.

(Una delle bellissime stanze di Villa Mirra, a Cavriana, sede del corso)

Non volevo partire.
Credo di aver fatto meno storie quando si è trattato di recarmi in ospedale per l'operazione. In quel caso io non dovevo fare niente. In quest'ultimo io dovevo fare se non tutto molto e avevo paura.
Quand'era l'ultima volta che avevo viaggiato da sola? Ero ancora capace? Avevo addirittura paura di prendere il treno sbagliato. E se poi non legavo con nessuno? E se mi fossi sentita fuori posto e avessi fatto tappezzeria? E se fossero stati tutti più bravi di me? Ma poi perché lo facevo? Era davvero necessario? Insomma, siamo sicuri che un carcerato abbia proprio bisogno della libertà? Le quattro mura di una prigione possono essere così rassicuranti...
Non che non mi sia mai messa in gioco in questi ultimi anni, che non abbia mai messo il naso fuori di casa, ma in questo caso avvertivo una lieve pressione.


Com'è andata?
Non ho sbagliato treno, anche se confesso di essermi alzata con largo anticipo dal mio posto perché avevo paura di perdere la fermata (lol), ho legato quasi con tutti (eravamo più di 40), non ho fatto tappezzeria e non mi sono sentita imbranata. Ed è questa la magia secondo me che hanno compiuto gli organizzatori del corso: mettere insieme così tante persone, con le competenze più disparate (librai, bibliotecari, lettori, blogger, studenti, aspiranti scrittori, ecc.), con livelli differenti di preparazione e obiettivi da raggiungere e non scontentare nessuno. A unirci, compresi i docenti, era l'amore per i libri e per la lettura, la voglia di condividere conoscenza ma, soprattutto, esperienza e di mettere subito in pratica quanto appreso. Non ci sono stati snobbismi, non ci sono stati paternalismi, c'è stato un “Io mi occupo di questo, ti faccio vedere come lo faccio e poi se vuoi proviamo a farlo insieme”.
Sono stati tre giorni passati gomito a gomito, dove abbiamo condiviso camere da letto e docce, pranzi e spuntini (il catering è stato divino!), computer e penne, risate e scherzi, sbadigli per la stanchezza. Sempre insieme. E' stato un azzardo, poteva risultare pesante, è stato un successo.
Quando vi capita di guardare una ballerina di danza classica muoversi con leggerezza e grazia sul palco di un teatro vi sembra che le riesca tutto facile e naturale, senza alcun apparente sforzo. Il sudore e la fatica sono rimasti dietro le quinte, nelle lunghe ore alla sbarra, nelle prove interminabili, nei duri allenamenti, nei calli dei piedi, nei muscoli doloranti, solo che non viene mostrato. E se davvero si ama la danza, si è disposti a qualsiasi sacrificio pur di raggiungere, o almeno avvicinarsi, a quel risultato.
Il corso “Di lavoro, leggo” è la prima ballerina della lettura. Balliamo?

(Foto scattata a Desenzano del Garda e che si sarebbe poi rivelata profetica...)

4 commenti:

  1. E così hai conosciuto la mitica CBM che era tra i docenti.
    Bellissima esperienza, ne ero certa.
    Sandra

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    1. Sì, proprio mitica, come gli altri docenti.
      Bella esperienza, davvero, siamo rimasti tutti in contatto e credo spingeremo per una rimpatriata. ;-)

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  2. un abbraccio da una collega di corso
    Desy

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